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Appunti di una signora poco diplomatica


Orrori


21 giugno 2009

APPELLO ALL'AMBASCIATA ITALIANA A TEHERAN

FACCIAMO QUALCOSA PER FERMARE QUESTO ORRORE




Copia, incolla e invia:


Ambasciatore Alberto Bradanini
Embassy of Italy in Tehran

81, Neauphle Le Chateau Ave
Tehran - Iran

L'Italia non compare tra gli Stati che a Teheran hanno aperto le Ambasciate per accogliere i manifestanti feriti.
Chiedo che l'Ambasciata italiana spalanchi le porte per accogliere i feriti.

                                            (nome e cognome - Italy)

Invia a:
segreteria.teheran@esteri.
it

oppure:

Embassy of Italy in Tehran

81, Neauphle Le Chateau Ave
Tehran - Iran

Tel +98 21 66726955/6/7
Fax +98 21 6672696

Iniziativa promossa da Marcello Saponaro


27 dicembre 2008

INCIVILTA'



Sei milioni di anni di evoluzione della specie
oltre duemila anni di storia del cristianesimo
non sono valsi a nulla
se ancora oggi
c'è chi muore di freddo in una grotta
o arso vivo in una baracca
nella periferia delle nostre scintillanti città.


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25 dicembre 2006

E' NATO, AIUTIAMOLO A SOPRAVVIVERE




DARFUR

Morti dal marzo 2003 ad oggi: 70.000 persone
Profughi: 1.800.000 persone
Contabilità mensile: 10.000 morti

Per sostenere i progetti umanitari in Darfur, visita
S.O.S. Darfur


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31 luglio 2006

TRIBUTO ALLA GUERRA: 450 BAMBINI AL GIORNO

LA STRAGE DI CANA CI RISVEGLIA FORSE DAL TORPORE...
SQUARCIA L'ATMOSFERA VACANZIERA:
CHI DECIDE LA GUERRA NON VA IN VACANZA
CHI FA LA GUERRA NON VA IN VACANZA
CHI FABBRICA LE ARMI NON VA IN VACANZA

CORPI STRAZIATI, RATTRAPPITI, ENTRANO NELLE NOSTRE CASE
I CADAVERI HANNO LA BOCCA APERTA PIENA DI MOSCHE
LE BRACCIA ALZATE NELL'ULTIMA DIFESA

PIANGERE? URLARE? BESTEMMIARE?
SCATTA LA DIFESA CONTRO L'ORRORE
E RIMANE IL VUOTO
E, IN FONDO AL VUOTO, IL DOLORE

PER LA STUPIDITA' UMANA
PER L'IPOCRISIA DELL'INFORMAZIONE
PER LA MENZOGNA 

QUANTE GUERRE CI SONO NEL MONDO?
NE HO PERSO IL CONTO

450 BAMBINI
OGNI GIORNO
VENGONO UCCISI DALLA GUERRA

E COS'ALTRO E' LA GUERRA SE NON STRAGE DI BAMBINI, STRAGE DI CIVILI, STRAGE DI INDIFESI?


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20 marzo 2006

PRIMA TOMMASO E POI LA CANTINA

Il fascino della cantina segreta non deve farci dimenticare
che Tommaso è ancora in mano ai rapitori

Non si sa ancora niente del piccolo Tommaso Onofri e colpisce che, di fronte a questo dramma, l’attenzione dei media sia focalizzata più sulla cantina del padre che sulle ricerche per il ritrovamento del bambino.
La porta blindata di quella cantina, più volte ripresa dalle telecamere che, con occhio indiscreto, sono andate a sbirciare attraverso il vetro rotto di una finestra, ha sicuramente solleticato una curiosità morbosa, che sta pericolosamente distogliendo l’attenzione dal problema reale: un bambino piccolissimo e malato è stato rapito, alcuni criminali sono entrati in casa e lo hanno strappato dal seggiolone sotto gli occhi dei genitori e del fratellino più grande, sono trascorsi 18 giorni dal rapimento e la cantina va assumendo un’importanza preminente rispetto alla necessità di ritrovare il bambino.
Di certo quella cantina rappresenta un aspetto sconcertante della vicenda, perché come ogni “stanza segreta” - da che mondo è mondo, dal mondo delle fiabe sino a casi di cronaca recente (penso, ad esempio, alla stanza segreta del dottor Narducci, implicato nei crimini del mostro di Firenze) - nasconde qualcosa che non si dovrebbe vedere e perciò qualcosa che si vorrebbe vedere. La curiosità umana tende a voler vedere proprio ciò che invece dovrebbe rimanere celato. Quanto più una cosa è proibita, tanto più risulta affascinante. E quanto più è mostruoso ciò che degli altri vediamo, tanto più ci sentiamo liberati dalle mostruosità personali, in un rassicurante gioco di proiezioni, che ci fa tirare un sospiro di sollievo, anche se i casi non vengono risolti, gli scomparsi non vengono ritrovati, gli omicidi restano impuniti.
Il “mostro” è sempre esterno a noi, la cantina è sua, non nostra; noi non abbiamo cantine blindate ed insonorizzate, né stanze segrete come Barbablù. Noi siamo la parte limpida e sana della società e pure il nostro computer è immacolato…
Eppure… quante cose accadono in rete… Risulteremmo tutti così “limpidi” se all’improvviso piombasse la Polizia ad aprire i nostri file, o a frugare nei recessi dell’hard disk?
Se svuotassimo il cappello a cilindro, senza remore, mettendoci in gioco totalmente, sino a rischiare la frantumazione della rispettabilità personale, pur di avere una diagnosi precisa, non risulteremmo anche noi affetti da qualche disturbo mentale, o comunque deviati, pervertiti in qualche cosa?
Sarebbe una diagnosi parziale, un giudizio da caccia alle streghe determinato dal pregiudizio che Internet sia il ricettacolo delle peggiori schifezze.
Fermo restando, anzi, gridando con forza che, tra tutte le perversioni, la pedofilia e la porno-pedofilia sono le più rivoltanti e intollerabili, che i bambini non vanno toccati, non vanno esposti, non vanno abusati (non andrebbero – a mio avviso – neanche usati negli spot pubblicitari dei pannolini e degli omogeneizzati) e che coloro che osano farlo devono essere puniti e, possibilmente, rieducati, ripensando a quanto si è detto e scritto in questi giorni, mi sento di dire che la porno-pedofilia non è un’invenzione di Internet.
Internet è piuttosto la chiave della cantina segreta, la chiave che consente a ciascuno di noi di accedere anche dove non si dovrebbe, di ficcare il naso persino nell’inferno, se volessimo. Ma condannare chi lo fa, non serve e non aiuta in questo momento a ritrovare Tommaso. Il decentramento dell’attenzione sul padre e sull’archivio nascosto in cantina, mi sembra operazione indegna, mancanza di rispetto verso una famiglia che ha subito una sciagura immane. Perciò sarebbe bene riportare l’attenzione dei media sul bambino, rinviando a dopo il ritrovamento gli sguardi giudicanti puntati sulla cantina.


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10 ottobre 2005

QUANDO LE PAROLE NON SERVONO

Mi chiedevo se fosse il caso di scrivere un post sul terribile sisma (magnitudo 7,6) che l'8 ottobre ha colpito l'Asia meridionale. O sugli uragani che stanno devastando mezzo mondo. Sembra che le forze della natura si stiano scatenando tutte insieme. Ma cosa dire? 
Dedicare un pensiero a quanti sono scomparsi sotto le macerie, o travolti dal fango di inondazioni e frane rovinose... scrivere parole di solidarietà per coloro che sono sopravvissuti e che stanno vivendo momenti di sofferenza e terrore, parole che mai leggeranno, mi sembra inutile. Le parole, per quanto profondamente sentite, possono servire a ben poco in queste circostanze. Servono a niente. 
Sarebbe tempo, piuttosto, di acquisire consapevolezza che le forze della natura sono molto più forti ed incontrollabili di quanto vogliamo credere. Che gli equilibri li abbiamo distrutti. Che la sicurezza non è garantita.
Palazzi sbriciolati, argini distrutti dalla furie delle acque, frane, sono la conseguenza della mala-gestione che l'uomo fa del territorio e dell'ambiente. Se a ciò aggiungiamo lo scioglimento delle calotte polari con il conseguente  innalzamento del livello dei mari, l'erosione delle coste, la cementificazione selvaggia, la distruzione delle foreste, ecc. ecc. ci accorgiamo che la natura c'entra ben poco nelle immani sciagure che si abbattono sul nostro pianeta.
D'altra parte le guerre in corso, gli attentati terroristici, la diffusione dell'influenza aviaria, aprono questioni che ancora ci riconducono all'uomo, questo essere stolto, arrogante, che sputa nel piatto, calpesta, e infine s'inventa regole assurde per mantenere l'ordine sociale. 
Nel caos dei nostri giorni, nel dolore quotidiano di quest'epoca assurda, ancora in molti paesi, 91 per la precisione, viene praticata la pena di morte. Come nella guerra, ancora l'uomo che si arroga il potere ed il diritto di uccidere l'altro uomo. 
Ebbene, proprio oggi, 10 ottobre 2005, giorno di sciagura per le migliaia di vittime del sisma, ricorre la Seconda Giornata Mondiale contro la pena di morte, che vuole essere giornata di speranza per l'avanzamento morale e civile dei popoli.
Coloro che volessero lasciare un segno tangibile d'impegno per la vita, potrebbero  sottoscrivere  on-line la petizione promossa dalla Comunità di Sant'Egidio. Grazie.    

                "Per una moratoria internazionale della pena di morte"




permalink | inviato da il 10/10/2005 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


25 luglio 2005

ERRORE ED ORRORE

Jean Charles de Menezes, brasiliano, 27 anni, è stato ucciso nella metropolitana di Londra. La polizia gli ha sparato otto colpi, sette alla testa e uno alla spalla. Morto per errore. Il ragazzo non era a posto con il permesso di soggiorno, perciò aveva tentato la fuga. Era in Inghilterra per lavorare e mandare soldi a casa, per aiutare il padre ammalato di tumore.
La polizia ha sparato: un errore comprensibile, dato il clima di terrore che si sta instaurando. Ma questo caso dimostra che tra errore ed orrore il confine è labile, pressochè inesistente. 




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14 luglio 2005

MEMORIA DEL 13 LUGLIO 2005

  Un nugolo di bambini in una strada polverosa. Bambini vestiti di cenci, bambini festosi, vocianti; corrono, si strattonano, fanno a chi arriva prima, perché più in là alcuni soldati, alti, giovani, belli, orgogliosi nella loro divisa, lanciano caramelle. Sembra una scena d’altri tempi, di quelle che la nostra generazione, fortunatamente, ha visto solo nei films neorealisti in bianco e nero. Ma calma, bambini, ce n’è per tutti… Do you like sweets? Here you are… Sorridono i soldati. Hanno denti bianchissimi e masticano chewingum. Spalle larghe e fianchi stretti… in sottofondo un rock and roll. Ma questa è la scena di un film tra  le macerie fumanti di una Napoli martoriata dalle bombe.
   I marines si chinano un poco, tendono le mani ad altezza di bambino. Do you like? I bambini cercano di farsi largo… prendono le caramelle, si riempiono le tasche… caramelle americane avvolte in carte fantasia stelle e strisce. Non siamo a Napoli. Siamo a Baghdad e c'è ancora la guerra ed è il 13 giugno 2005. Più in là qualcuno li osserva. Attende il momento opportuno. E poi…
   Dev’esserci stato uno scoppio assordante. Si sarà alzata un nuvolone di polvere nera. La gente sarà corsa fuori impaurita, sarà rimasta sbigottita… polvere e fuoco… pezzi di bambini per aria, urla e poi silenzio. Un solo attimo di silenzio. Sarà stato terribile, in quell’attimo, prendere coscienza dell’accaduto, vedere quelle maschere di sangue, quei corpicini… corpicini tumefatti, corpicini dilaniati, corpicini amputati, corpicini irriconoscibili… piccolo bambino… come ti chiamavi? cosa sognavi di diventare da grande? Come farà, tua madre, a riconoscerti,  prenderti, lavarti e vestirti per l’ultima volta, deporti nell’ultima povera culla dove dovrai dormire il sonno eterno?
   Sarà salita la disperazione, l’angoscia avrà raggiunto un livello insopportabile… Le donne avranno chiamato per nome i loro figli senza ottenere risposta. Si saranno strappate i capelli e saranno cadute in ginocchio, avranno pianto con la faccia per terra, poi l’avranno rivolta al cielo. Le loro urla saranno state disumane. Avranno chiamato Dio, forse, o l’avranno bestemmiato. Poi lo squarcio delle sirene, le cineprese, i flash dei fotografi, il contingente americano, le Jeep militari… tutto un frastuono, un andirivieni pazzesco, affrettatevi ragazzi, preparate subito il servizio per il TG dell’ora di pranzo…  E a noi, pane quotidiano e quotidiana morte.
  I padri e le madri si saranno ritirati in silenzio, saranno rientrati nelle case, a coccolare il loro bambino... dove sei mio piccolo? a coccolare il loro dolore.




permalink | inviato da il 14/7/2005 alle 10:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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